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Tumore a seno e ovaie: sei predisposta?

Tumori: se nella tua famiglia si sono verificati casi all’apparato riproduttivo, forse ti stai preoccupando di avere la stessa patologia.

Secondo gli esperti anche se i test sono molto precisi, non potranno mai  dare al certezza che questo avverrà.

Avere un parente con un tumore  non significa necessariamente che si sarà colpiti  da questa malattia. Ciò che si trasmette da genitore a figlio  possono essere gli “errori” in alcuni geni  che rendono una persona più  predisposta a svilupparlo.

Il rischio aumenta, ma non è detto che il tumore si sviluppi

Nel caso di un tumore femminile,  ciò che aumenta il rischio che  compaia è la presenza di mutazioni di due geni  specifici,  conosciuti come BRCA1 e BRCA2. Ma secondo l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro non basta la mutazione di questi due geni per determinare con precisione  la probabilità di sviluppare  un tumore al seno.

Questa probabilità è, infatti, legata alla presenza anche  di altri particolari mutazioni genetiche.

Come si riconosce il fattore di rischio?

Gli specialisti possono studiare tutti i casi, orizzontando i pazienti le cui famiglie potrebbero incorrere  in questa anomalia e, nel caso lo desiderino, compiendo un’analisi  della mutazione e agendo attraverso una strategia preventiva.

Che cosa accade se si scopre un’alta predisposizione?

Nelle famiglie che hanno un’alta predisposizione genetica allo sviluppo di un tumore al seno viene effettuato un esame particolare  per la ricerca di mutazione dei due geni di cui sopra e, in caso di risultato positivo,  è necessario che le donne vengano coinvolte  in speciali programmi di sorveglianza. Si dovranno quindi  a esami  di controllo più frequenti  delle loro coetanee non predisposte geneticamente.

 

In questo caso i controlli mammografici dovrebbero cominciare  all’età di 25 anni  o 10 anni prima  dell’età di insorgenza del tumore nel familiare più giovane, nonostante la bassa sensibilità della mammografia a questa età. Gli esperti raccomandano, oltre alla mammografia annuale,  la risonanza magnetica   per le pazienti con mutazione dei geni BRCA.

Essere positive per uno di questi geni porta il proprio rischio individuale di ammalarsi di cancro mammario nel corso della vita al 50-80 per cento  (o in più, in caso di compresenza  di altre mutazioni), contro un rischio medio per una donna non portatrice  dii circa il 12-13 per cento.

L’asportazione dei seni non annulla  del tutto il rischio di contrarre un tumore,  perché è impossibile  asportare la totalità del tessuto ghiandolare, ma lo porta al 15 per cento, quindi  al di sotto della media comune.

L’alternativa alla chirurgia

Per chi scopre di avere un rischio  aumentato di tumore  esistono delle alternative  alla chirurgia, da discutere sempre prima con gli specialisti.

tumore

L’uso di farmaci. Si tratta  di una strategia efficace,  che riduce il rischio bloccando effetti degli estrogeni sul seno con farmaci  antiestrogenici come il tamoxifene.

L’asportazione  delle sole ovaie. Secondo alcuni  specialisti  è una strategia meno invasiva  dell’asportazione dei seni, ma la contropartita è che  non si possono più avere figli  e si induce la menopausa.

È una strategia meno attuabile nel caso di donne giovani, ma può rivelarsi utile nel caso di donne  in età più avanzata. Anche in questo caso il rischio di contrarre un tumore si dimezza, attestandosi  tra il 25 e il 40  per cento.

La scelta di ridurre il proprio rischio di tumore con un’operazione che  elimina l’organo bersaglio  del cancro (e spesso anche le ovaie, quando la mutazione aumenta  il rischio specifico di carcinoma  di questo organo) è comunque assolutamente  individuale e va presa in collaborazione  con una  équipe  di medici che comprenda il senologo e il genestista, che studierà l’albero genealogico  della paziente e le eventuali  caratteristiche  individuali.

 

 

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