La vitamina B: più memoria e concentrazione

Le vitamine del gruppo B giocano un ruolo strategico per la salute.

Sono le cosiddette “magnifiche 7”: B1, B2, B3 o PP, B5, B6, B9 (o acido folico) e B12 e si assumono attraverso l’alimentazione e assicurano il buon funzionamento di molti organi e apparati, tra cui il sistema nervoso e quello immunitario.

I sintomi di carenza Stanchezza, risveglio al mattino con un cerchio alla testa, raffreddori che si ripresentano con una certa frequenza, cali di attenzione e difficoltà di concentrazione. La causa principale può essere  un’alimentazione troppo povera  di frutta, verdura e cereali, che sono ricchi di vitamina B. Inoltre non è possibile farne scorta perché vengono eliminate ogni giorno con le urine. 

 

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Anche chi non mangia mai prodotti animali rischia carenze. In certe occasioni, poi, anche l’organismo ne richiede in maggiori quantità, a prescindere dalla dieta. Lo stress, uno stile di vita molto attivo e un surplus  di lavoro a cario dell’organismo, fanno aumentare il fabbisogno di vitamina B.

Quando ne serve di più Durante il cambio di stagione o nel corso di una convalescenza o, ancora, in caso di sport. Per chi è in dolce attesa o sta allattando, l’acido folico e la B12 giocano un ruolo essenziale: il primo protegge il feto da malformazioni come  la spina bifida, la seconda è antianemica. Infine, hanno bisogno di un incremento anche i bambini nei primi mesi scolastici e gli adolescenti nella fase di crescita.

In tutti questi casi, un’integrazione a base  di un complesso di tutte le vitamine B garantisce  benessere e funziona anche come prevenzione.

 


Camminare: la medicina che rafforza le ossa

Negli ultimi anni le persone  si stanno abituando a recuperare la sanissima (ed economica ) abitudine  del camminare. In effetti, passeggiare a ritmo sostenuto per 30 minuti al giorno, apporta una lunghissima serie di benefici. E il bello è che non contano l’età,  il peso, né la vita che abbiamo condotto  fino a questo momento.

Dimagrisci ed eviti di mangiucchiare Camminando si mettono in moto tutti i muscoli del corpo: braccia, gambe, schiena e addome (se lo contrai mentre ti muovi). Per questo è considerata un’attività  molto utile per bruciare calorie; inoltre uno studio britannico ha rivelato che quando si cammina si perde la voglia di mangiare dolci tra i pasti.

Serve ad aumentare le difese È dimostrato che migliora l’attività del sistema immunitario: alcuni medici lo raccomandano ai propri pazienti  appena operati per un più veloce recupero, in quanto camminando acquisiscono maggiore resistenza fisica.

L’ideale è camminare almeno per mezz’ora al giorno. Però, se in qualche giorno dovesse essere impossibile farlo, bisognerebbe cercare di fare tre brevi passeggiate di 10 minuti nel corso della giornata. In questo modo si continuerà a ottenere benefici con un impegno e uno sforzo minimi.

Molte ricerche hanno dimostrato che camminare protegge le ossa: secondo uno studio condotto dall’Associazione Americana di Ortopedia e Medicina dello Sport, le donne che camminano regolarmente corrono un rischio tre volte più basso di andare incontro a fratture rispetto a quelle che invece non fanno alcuno sport.

Attiva la circolazione Quando si cammina, il cuore spinge il sangue con più forza. In questo modo il flusso sanguigno raggiunge bene tutte le zone del corpo, incluse le ossa che ricevono tutti i nutrienti di cui hanno bisogno per mantenersi sani e forti.

Evita la perdita di massa ossea Camminare obbliga le ossa a lavorare di più e questo le rende più resistenti. Così si evita la perdita di massa ossea e anche la decalcificazione.

Camminare a ritmo medio non sottopone le articolazioni ad alcuno sforzo eccessivo. Però, in caso di problemi seri alle articolazioni di carico (come per esempio un’artrosi avanzata delle ginocchia) se ne parli prima con il medico curante.

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Cosa mangiare a prima mattina

Per fare una buona prima colazione non occorrono grandi sforzi; basta seguire alcune regole. Una sana prima colazione deve essere completa, cioè comprendere latte e derivati (yogurt), prodotti a base di cereali (pane, fette biscottate, cereali pronti per la prima colazione, biscotti o prodotti da forno), proteine e frutta  (fresca o sotto forma di spremuta e di succo). Solo così può apportare tutti i nutrienti necessari per il mantenimento delle funzioni dell’organismo. Ovviamente deve essere anche varia, secondo i gusti e le preferenze del momento. La monotonia dei cibi non aiuta a consumarla regolarmente.

Deve apportare circa il 15-20% delle calorie giornaliere complessive. Ad esempio: latte o yogurt interno (200 ml), cereali tipo cornflakes (30 g), frutta (150 g).

 

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Il momento della prima colazione è prezioso non solo per il corpo ma anche per la mente. Deve diventare un rito, non una routine. L’ideale sarebbe variare il menù ogni giorno e consumarla con i familiari in un’ atmosfera piacevole. Un menù di kiwi + caffè con latte scremato + una fetta di pane con ricotta, unisce gli alimenti che aiutano il metabolismo ad attivarsi e bruciare grasso accumulato già dal mattino. Un menù invece, di caffè con latte intero + brioche + crema di cioccolato può rallentare il metabolismo e rendere più difficile la perdita di peso.

 

 



Conosciamo i vari tipi di grasso

Non serve andare nei centri di dimagrimento per eliminare il grasso in eccesso in determinati punti del corpo. Buoni risultati si possono ottenere anche modificando un pò l’alimentazione.  Non tutto il tessuto grasso che accumuliamo ha le stesse caratteristiche. Per fortuna esiste un tipo di grasso che “ci aiuta” a dimagrire. E ci sono modi di attivarlo per riuscire a perdere peso.

– Grasso su gambe e glutei (sottocutaneo). Si trova sotto la pelle e non è così dannoso per la salute come quello che si concentra nel tronco.

– Grasso sull’addome (viscerale). Avvolge gli organi interni e, con il tempo, può deteriorarli. Si accumula nella zona tronco, sulla vita e sull’addome.

– Grasso bianco o grasso “cattivo”. Siamo predisposti ad accumularlo nel nostro organismo.

– Grasso “buono” o grasso marrone. Quando si attiva, questo grasso aiuta a bruciare il precedente. E lo fa in diversi modi: quando si ha freddo, per esempio, questo grasso brucia il grasso cattivo in modo che il corpo si scaldi. Ma si attiva anche con una dieta adeguata.

In particolare, il grasso bianco è quello tipico dell’età adulta che tende ad accumularsi in diverse parti del corpo, dando vita a sovrappeso e obesità, e per questo è chiamato anche “cattivo”. Il grasso marrone o bruno, invece, detto anche “buono”, è tipico dei neonati e ha un’attività metabolica maggiore che consente di bruciare le calorie accumulate. Non a caso le persone più magre, dal fisico longilineo, hanno una maggiore quantità di grasso marrone. Ed è probabilmente per questo che possono mangiare un pò più degli altri senza temere di prendere peso. La dieta quindi, da seguire deve essere povera di grassi saturi e ricca di frutta e verdura fresche, ma anche di frutta secca, come pure di alimenti che forniscono preziose fonti di cromo e proteine. 

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Labbra da baciare

Oltre all’intramontabile e sensuale rosso, c’è un altro colore che rende le labbra delicatamente seducenti: il rosa, in tutte le sue tonalità. Dal fucsia al ciclamino, passando per il color carne e il rosa antico, quello che conta è esaltare la lieve abbronzatura che ci accompagna dall’estate. La tonalità, però, non è l’unico criterio di scelta su cui basarsi per individuare il rossetto più adatto al proprio viso e alla propria carnagione: quelli lucidi, per esempio, pur avendo la consistenza di un rossetto lasciano sulle labbra un colore leggero e brillante simile a quello del gloss. I long lasting, invece, sono molto intensi e durano per diverse ore senza sbiadire . Per quanto riguarda il finish, l’alternativa è tra opaco e metallizzato: il primo lascia un colore carico ed è meglio non utilizzarlo su labbra secche, perchè tende ad accentuarne i difetti. I rossetti metallizzati, invece, sono molto brillanti e quindi più adatti per la sera, un appuntamento galante o una cena tra amici. Oltre e colorare le labbra, i rossetti le rendono più voluminose, grazie all’acido ialuronico. E con i principi attivi idratanti e la vitamina E ad azione antiossidante sono in grado di proteggerle dalle aggressioni atmosferiche e dall’attacco dei radicali liberi. In ogni caso, il rossetto compatto non esiste solo in stick e può essere applicato anche con le dita oppure con un apposito pennellino, proprio come se fosse un ombretto, facendo attenzione, però, a non uscire dal contorno delle labbra.

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Trigliceridi sotto controllo

Quando si parla di grassi in eccesso nel sangue, e dei pericoli che rappresentano per la salute, si pensa sempre al colesterolo. Ma non è il solo “imputato”: anche i trigliceridi vanno tenuti sotto controllo perchè potenzialmente dannosi per la salute di cuore e arterie. E’ vero che i due lipidi hanno ruoli diversi: mentre il colesterolo serve a fabbricare cellule e alcuni ormoni, i trigliceridi immagazzinano le calorie inutilizzate dal nostro organismo e costituiscono una riserva di energia all’interno del tessuto adiposo.  Ma è certo che sia l’uno e sia gli altri possono essere influenzati negativamente da alimentazione e stili di vita scorretti. In realtà, i trigliceridi non sono ufficialmente considerati come fattore di rischio per malattie cardiovascolari, tuttavia si ritiene probabile che, se sono presenti in eccesso, possano favorirne lo sviluppo, seppure indirettamente. Un loro aumento, infatti, è spesso associato alla cosiddetta sindrome metabolica, ossia a quell’insieme di fattori, come pressione arteriosa e colesterolo alti, obesità addominale e diabete, che aumentano di molto la probabilità di andare incontro a problemi come infarto o ictus. Ecco perchè è sempre meglio mantenere i trigliceridi sempre al di sotto dei 150 mg/dl. Ma da cosa può dipendere un tasso elevato di queste sostanze? Quando mangiamo, il nostro organismo converte le calorie di cui non ha immediatamente bisogno in trigliceridi. Occorre, dunque, fare attenzione a un’alimentazione troppo ricca di grassi animali, come latticini e uova, ma anche di carboidrati, cioè gli zuccheri contenuti in pasta, pane, riso e dolci. Oltre alle diete ipercaloriche e a carenze nella trasformazione degli zuccheri, a provocare un aumento della concentrazione di trigliceridi nel sangue può essere anche la presenza di diabete. E non solo. Sotto accusa c’è anche l’uso di certi farmaci, in particolare i betabloccanti e i diuretici.

 

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Non dimentichiamo, però, che alla base del problema esiste sempre una certa familiarità. Spesso chi soffre di ipertrigliceridemia può avere anche il colesterolo “cattivo” elevato, condizione chiamata displidemia mista, oppure il colesterolo “buono” basso, condizione definita displidemia aterogena, in grado cioè di favorire la formazione di placche all’interno delle arterie e il loro ispessimento. Quanto ai sintomi, questi sono praticamente inesistenti e dunque, come il colesterolo “cattivo”, anche i trigliceridi possono rappresentare un pericolo silenzioso. Che cosa si può fare, allora, per abbassare livelli elevati? Innanzitutto è bene ridurre il peso corporeo, limitando cibi elaborati e raffinati, quelli ricchi di grassi e i dolci. Insomma, occorre un’alimentazione più corretta, ricca di verdure e frutta, evitando però diete drastiche. E’ molto utile anche incrementare l’attività fisica, perchè bruciando calorie si riducono di molto i trigliceridi nell’organismo. Se tutto ciò non è sufficiente, si può ricorrere ai nutraceutici, prodotti che contengono gli elementi salutari di alcuni cibi, a concentrazioni particolarmente elevate. Utili anche i prodotti contenenti grassi omega-3 a dosaggi adeguati. Nei casi più difficili, si possono assumere farmaci veri e propri, come i fibrati, oppure le statine, soprattutto quando a concentrazioni elevate di trigliceridi nel sangue si associano livelli bassi di colesterolo buono o alti di colesterolo cattivo.

 

Vivere con il diabete

Conoscere le cause della malattia e come affrontarla è di fondamentale importanza per superare il disagio e condurre una vita normale.

Le situazioni a rischio Nell’80% dei casi, il diabete si associa al sovrappeso: i chili di troppo portano ad un aumento  della produzione di insulina, anche 4/5 volte maggiore  rispetto ad una persona normale. Il diabete si presenta spesso  insieme ad un aumento dei valori  della pressione e dei grassi nel sangue (sindrome metabolica).

Chi ha casi di diabete in famiglia è a rischio di malattia: circa il 40% dei diabetici di tipo 2 ha parenti  di primo grado affetti dalla patologia. Per prevenirlo occorre verificare  non soltanto la salute dei genitori, ma anche quella dei familiari più stretti, come zii e fratelli.

Esistono quattro condizioni patologiche

Diabete mellito di tipo 1 Detto anche insulino-dipendente, è caratterizzato dalla mancata produzione di insulina. Viene definito anche “giovanile” perché di solito si manifesta in giovane età, al massimo entro i 40 anni, con frequenza massima in età infantile o giovanile.

 

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Diabete mellito di tipo 2 È detto anche “non insulino-dipendente”, la produzione di insulina è presente, ma è insufficiente a soddisfare  i bisogni dell’organismo, che mostra resistenza all’azione  dell’insulina. Questa forma di diabete colpisce persone che hanno superato i 30 anni e si associa prevalentemente a problemi di sovrappeso.

Diabete gestazionale Compare in gravidanza e scompare dopo il parto. Questa forma ha come conseguenza  la nascita di un bambino particolarmente grosso, sopra i 4 chili.

Diabete insipido Questo tipo di diabete non ha nulla a che fare con il pancreas e con il rilascio di insulina, ma interessa i centri nervosi  che si trovano nel cervello (ipotalamo). Si chiama così perché le urine  di queste persone sono prive di zuccheri. La cura si basa sulla somministrazione  dell’ormone che manca.

 

Bellezza a tutta acqua: idratazione e salute del corpo

La nostra pelle richiede una dose extra di idratazione per ritrovare la vitalià e la morbidezza  che l’aiutino ad affrontare al meglio l’imminente arrivo del freddo.

La formula dell’idratazione perfetta è: non meno del 13% di acqua nello strato superficiale  (corneo), tra il 70% e l’80% nelle zone più profonde. Al di sotto di questi numeri  l’equilibrio si altera. La pelle perde comfort, tira, pizzica, elasticità e morbidezza sono a rischio, ispessimenti e ruvidità si fanno strada. Il passo successivo? Impoverita delle riserve idriche  indispensabili per il suo equilibrio, la cute invecchia prima: si segna con rughette,  diventa opaca e cede  nelle zone più delicate, come l’interno delle cosce e delle braccia.

Dissetare la pelle è il gesto più immediato e il più importante per mantenerla  bella e sana,  ma anche per rendere efficaci i prodotti di trattamento.

 

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Alcuni chimici svedesi hanno verificato che i principi attivi di natura  lipidica, come gli oli e i grassi vegetali contenuti  nella maggior parte  delle formule trattanti per il corpo, possono penetrare a fondo solo  se la cute è perfettamente  idratata.

Per questo motivo, il corpo deve essere idratato  ogni giorno, soprattutto dopo il bagno o la doccia. È questa la tabella di marcia di utilizzo dell’idratante. Il trattamento scelto si applica ovunque: nei punti più aridi  si può essere generosi con le dosi, mentre nelle parti dove la cute è sottile e, quindi, fa fatica ad assorbirlo, ci si può contenere. In ogni caso, un delicato massaggio, dai piedi in su,  ne favorisce la penetrazione e l’efficacia.

 


Aterosclerosi: il check-up da effettuare

L’aterosclerosi è una patologa infiammatoria delle pareti delle arterie, che in Italia  e in molti Paesi industrializzati  del mondo rappresenta un problema sanitario di primaria importanza, e che è una delle principali cause  di infarto e di ictus.

Tutti i vasi sanguigni  sono rivestiti nel loro interno da cellule particolari, dette  endoteliali: un’area esposta  a continue aggressioni  di sostanze contenute nel sangue. Ma quali son queste molecole aggressive?  La più moderna ricerca scientifica ha già risposto a questa domanda: il 50% delle persone colpite da infarto del miocardio  hanno giusti livelli di colesterolo. Questa importante scoperta svela, quindi, l’esistenza di altri fattori  di rischio, spesso ignorati. Il colesterolo elevato, infatti,  non può essere considerata la sola  e unica causa di  aterosclerosi e di patologie cardiovascolari. Occorre, quindi, prendere in considerazione  altre indagini che possono essere esguite in ogni ospedale e laboratorio.

Insulina, glicemia ed emoglobina glicata L’insulina è un ormone secreto dal pancreas sotto lo stimolo della dose giornaliera di carboidrati. Un eccesso di alimenti  come pasta, pane, patate, dolci, causano un aumento  della glicemia con bruschi rialzi dell’insulina nel sangue. Ma anche un fegato steatosico (grasso) e un eccesso di massa grassa corporea provocano un aumento di insulina, condizione che porta allo stress ossidativo con formazione di radicali liberi  dell’ossigeno, molecole aggressive contro le pareti delle arterie.

 

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Omocisteina È una molecola più aggressiva dello stesso colesterolo  contro le pareti arteriose. Deriva da un aminoacido essenziale, la metionina, introdotto con un’alimentazione giornaliera composta in prevalenza con alimenti di origine animale, carne rossa e bianca,  un eccesso di formaggi e latticini, salumi,  pasta e prodotti contenenti  farina di grano duro.

Proteina C reattiva È prodotta dal fegato e un suo valore elevato  indica che le pareti delle arterie sono colpite da infiammazione e aterosclerosi  causato dalla obesità viscerale.

Colesterolo LDL Il colesterolo LDL è una parte del colesterolo totale e, insieme ad alti livelli  di trigliceridi, partecipa alla formazione della placca aterosclerotica con conseguente restringimento del diametro delle arterie.

Lipoproteina (LPA) Numerosi studi  hanno dimostrato come livelli elevati di Lpa nel sangue siano causa di patologie  cardio-vascolari e cerebrovascolari: infarto, trombosi e ictus cerebrale.

 


Capelli: perché cadono?

Ma è proprio vero che in autunno i capelli cadono più copiosamente? Ebbene sì, lo dicono anche gli specialisti. Ma si tratta di un fenomeno fisiologico  che non deve preoccupare e che il più delle volte si risolve spontaneamente, con l’aiuto di qualche trattamento specifico.

La caduta autunnale è collegata sia allo stress  subito dal coio capelluto per il troppo sole, sia al picco di luce che  l’organismo registra in estate  e che agisce stimolando la fase terminale del capello, detta telogen. Ma la caduta, che spesso è conseguenza di una predisposizione  genetica, può derivare anche da altre cause, come un’alimentazione scorretta, traumi meccanici subiti dai capelli stessi, stress o variazioni ormonali. Ecco le cause più comuni  e e le soluzioni.

Sottoporsi a trattamenti estremi e traumatici (come extension e stirature) può dar luogo a perdite importanti. Questo è uno dei casi in cui il diradamento dei capelli è cronico e irreversibile.

Altri motivi di caduta possono dipendere da malattie della ghiandola tiroidea, o da severi regimi dietetici. Il problema può verificarsi anche dopo la menopausa, per una diminuizione degli ormoni femminili e un aumento degli ormoni maschili.

Poi ci sono diradamenti con cause ignote, alopecie importanti che possono cominciare anche precocemente.  Esistono infine situazioni in cui la caduta è la diretta conseguenza di un evento: l’esposizione prolungata ai raggi Uv, un trauma a seguito di un incidente, una febbre importante, l’assunzione di alcuni farmaci.

Se ci si rende conto che i capelli cadono più del dovuto è possibile rinforzarli inserendo nella propria dieta i cibi ricchi di quella sostanze di cui i capelli hanno bisogno. Prima di tutto le proteine, utili per la produzione di cheratina, la cui carenza riduce nell’arco di pochi giorni il diametro del bulbo del capello e lo indebolisce.

E poi le vitamine e i sali minerali.

Per farli crescere più velocemente, la prima regola è tagliarli: spuntarli periodicamente (ogni 6-8 settimane) eliminando doppie punte o lunghezze rovinate  fa ricrescere i capelli più forti  e belli.

Poi è importante eliminare tutte le spazzole di plastica (meglio quelle con setole naturali), no anche a fermagli di metallo e a cerchietti troppo stretti. Sì a una maschera-impacco rigenerante una volta a settimana.

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