Ernia del disco: quando si deve operare

Molto spesso l’ernia del disco  si riassorbe e guarisce spostaneamente o dopo alcune settimane di riposo,  abbinato a antinfiammatori ed, eventualmente,  a sedute di fisioterapia. Ci sono, però, situazioni  in cui questo non basta  e intervenire chirurgicamente diventa la soluzione migliore,  se non l’unica. Vediamo in quali casi.

I dischi intervetebrali sono dei piccoli ammortizzatori che  collegano tra loro le vertebre  preservandole  dallo sfregamento  dell’una sull’altra a ogni movimento: sono cuscinetti  circolari, con un nucleo interno morbido, simile a gelatina,  e un anello esterno duro e fibroso. Un’ernia del disco  è la fuoriuscita, parziale o completa, del nucleo morbido  dall’anello fibroso, conseguenza dell’usura o di un trauma.

Le più colpite sono l’area lombare, sottoposta a continue  sollecitazioni durante  i movimenti  quotidiani fatti per sedersi,  e la zona cervicale, dove la colonna è sottoposta a rotazioni,  flessioni ed estensioni, per permettere i movimenti  della testa.

L’ernia del disco si deve operare se…

I nervi sono molto compressi.

In genere una prima indicazione  all’intervento chirurgico  per l’ernia del disco  è la presenza di seri  sintomi neurologici  valutati non solo  con la visita medica,  ma anche con un’elettromiografia, l’esame della funzionalità di nervi e muscoli.

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Il disco degenera.

Una volta rimossa l’ernia del disco  può essere utile inserire un “sostituto”. In genere questo si verifica  se l’intervento ha causato  instabilità vertebrale e quando l’ernia  era conseguenza  di un’usura del disco, segno di  un processo degenerativo in atto.

Il problema ritorna.

Ci sono casi in cui l’ernia del disco  torna a presentarsi, anche in breve tempo,  dopo un primo intervento chirurgico e, in genere,  rende necessario reintervenire.

Non bastano farmaci e riposo.

In caso di ernia del disco   estrusa o migrata che non determinano seri danni neurologici, così come nell’ernia contenuta, prima di intervenire si opta per un trattamento  conservativo di 40-50 giorni: cioé in fase acuta, si ricorre  a farmaci antinfiammatori, si tiene la schiena a riposo con un busto e, poi,  si ricorre alla fisioterapia. Se i sintomi non passano o tornano appena sospesi  farmaci, busto e fisioterapia, allora si opta per la chirurgia.

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